
Valorizziamo la terra trasformandola in identità.
Un progetto che nasce dalla terra
La nostra missione nasce dal desiderio di restituire valore al territorio valtellinese, rispettandone la storia, le tradizioni e la naturale vocazione alla viticoltura. Coltivare la vite significa custodire un’eredità culturale, ascoltare la terra e lasciare che sia il vino a raccontare la sua identità. Crediamo in un modello di produzione che unisce rispetto, cura e sostenibilità, dove ogni scelta è guidata dalla volontà di preservare ciò che rende unica questa valle.

Un vigneto per un territorio
La nostra storia inizia dal vigneto di famiglia che si estende dietro la nostra casa destinato alla produzione di vino per autoconsumo. Da qui è maturata la decisione di investire nella viticoltura, acquistando nuovi appezzamenti e ampliando progressivamente la superficie coltivata. Oggi gestiamo 2 ettari di vigneto con un approccio artigianale, fondato sul rispetto per la tradizione e cura del territorio. La nostra scelta non è solo agricola, ma culturale: nasce dal desiderio di recuperare tradizioni secolari che stavano scomparendo e di restituire futuro a un paesaggio minacciato dall’abbandono, nel rispetto del terreno, del clima, delle varietà autoctone e delle pratiche locali. L’obiettivo è quello di costruire un progetto sostenibile e autentico, radicato nella storia del luogo. Il nostro vino non è soltanto il frutto di una vendemmia, ma l’espressione di un territorio che ha ritrovato la sua voce.
Un progetto che cresce insieme alla sua terra.


Il ritorno alla vita della contrada
Nella storica contrada Novaglioli, un luogo fatto di piccole abitazioni contadine, stalle e antiche cantine costruite nei secoli dai popolani del borgo, sorge un edificio nobiliare risalente al 1500, oggi parte della nostra proprietà. Questa dimora, conosciuta come palazzetto Lambertenghi, appartenne originariamente ai nobili Lambertenghi–Lavizzari e, nel Seicento, durante il dominio dei Grigioni, passò alla famiglia svizzera Jecklin di Coira. Proprio in quell’epoca sul versante retico della valle si sviluppò una viticoltura florida, capace di produrre vini destinati al mercato svizzero. A quel periodo prospero seguirono anni più difficili, segnati da ristrettezze economiche che portarono incuria e degrado, sia nel fabbricato sia nei vigneti circostanti. Questa situazione è proseguita fino al 2016, quando abbiamo avviato un importante progetto di recupero che ha restituito vita alla storica torre, alle cantine e agli ambienti originali del palazzo. Le cantine, con le loro spesse mura in pietra e le volte a botte, rappresentano oggi uno degli elementi più preziosi dell’edificio, custodi silenziose della storia e delle tradizioni della contrada.
Una storia antica che riprende il suo cammino.
La famiglia è la nostra identità
La famiglia Bassi è proprietaria di una parte della casa dal 1872, quando acquistò la porzione “verso sera” da Costante Jecklin fu Diego di Coira. Molti anni dopo, negli anni Duemila, anche la porzione “verso mattina” è entrata nella famiglia grazie all’acquisto di Giancarlo Parolo, marito di Garda Bassi. L’unione di queste due parti dell’edificio – e delle vicende familiari che le accompagnano – ha dato origine al nome della nostra azienda, Casata Bassi-Parolo, rappresentata da uno stemma che diventa il simbolo del legame tra casa, famiglia e vigneti. Oggi figli e nipoti partecipano con entusiasmo alla vita della tenuta. In questo modo il progetto non è solo un’attività agricola, ma una storia condivisa che coinvolge più generazioni e guarda al futuro mantenendo salde le proprie radici.
Una famiglia, due storie, un’unica identità.
